Salvàdego

Salvàdego (Calle, Ramo del) a S. Marco. Da un’antica osteria, che qui anche ai nostri tempi era aperta all’insegna dell’Uomo Selvaggio. Nella Mariegola degli Osti la troviamo nominata la casa del Salvadego in cao de piazza, e nel Capitolare dei Procuratori de Supra se ne ha memoria fino dall’anno 1369. Lo stabile di questa osteria era posseduto anticamente dalla cittadinesca famiglia Da Zara, e più tardi fu dei patrizi Giustinian. In effetto, una cronaca scritta nel secolo XVI (N. 2673 della Raccolta Cicogna) così dice, parlando della famiglia Da Zara: De questa casa fo l’ostaria del Salvadego, fo in frezaria, andando a banda zanca, andando al chaxon, che adesso è de cha Zustignan. L’osteria del Salvadego veniva condotta nel 1560 da un Piero de Lombardi. Ne fa menzione il Dotti, autore del secolo XVII, nella sua satira intitolata: Il Carnevale, ove, alludendo alle donne di partito, così si esprime:

Se riesce a queste lamie
D'allettar qualche mal pratico
A commetter mille infamie
Lo conducono al Salvatico.

L’osteria del Salvadego ebbe una rifabbrica nel 1754.

Il passaggio dalle Procuratie Vecchie alla Calle del Salvadego aprissi, mediante un ponte di legno, allorché nel 1810, durante l’erezione della Nuova Fabbrica in Piazza di S. Marco, era intercettato il passaggio per S. Geminiano. Ed anche quando questo fu ripristinato pell’atrio del Palazzo Reale, conservossi il ponte di legno del Salvadego, che soltanto il 5 maggio 1835 venne distrutto nottetempo per ordine municipale, ordinandosi nell’11 maggio 1836 che, a sostituzione del medesimo, s’allungasse la strada come presentemente si vede. Chiamavasi Ponte della Neve perché caduta una fiata gran copia di neve, se ne fecero alti mucchi presso questa situazione, e se ne empì eziandio il prossimo Rio del Cavalletto.

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