S. Giobbe

S. Giobbe (Fondamenta, Campo, Ponte, Rio di). Il sacerdote Giovanni Contarini fondò in Cannaregio nel 1378 un ospizio per poveri di cui parleremo più innanzi. In seguito v’aggiunse un oratorio sacro a S. Giobbe, ottenendo nel 1390 da papa Bonifacio IX l’approvazione che colà si potessero celebrare gli uffizi divini. Morto il pio fondatore, Lucia di lui figliuola, accolse nell’ospizio alcuni eremiti di S. Girolamo, e, dopo la loro partenza, alcuni Minori Osservanti. I religiosi d’ambedue gli ordini uffiziarono l’oratorio; anzi i Minori Osservanti l’ottennero in piena proprietà nel 1434. Fu allora che essi vollero atterrarlo, stando per innalzare in quel luogo chiesa più ampia, ma, pei reclami di Lucia Contarini, il divisamento non ebbe effetto, e dovettero accontentarsi d’incorporare l’oratorio nella nuova fabbrica. Questa, incominciata verso la metà del secolo XV sullo stile lombardesco, ebbe il suo compimento verso la fine del secolo stesso, e fu consecrata nel 1493. Ricevette poscia altra consecrazione, dopo alcune aggiunte e cambiamenti, nel 1597. Assai benemerito dell’intrapresa mostrossi il doge Cristoforo Moro, il quale, mentre era ancora senatore, aveva conosciuto nell’ospizio di San Giobbe il celebre frate Bernardino da Siena, e dopoché questi venne canonizzato nel 1450, gli eresse in chiesa di S. Giobbe una magnifica cappella, facendo sorgere eziandio un più ampio convento a comodo dei padri. Il Moro, decesso nel 1471, legò ai padri medesimi diecimila ducati, e fu sepolto nella cappella di S. Bernardino, ove tuttora scorgesi il di lui sigillo sepolcrale. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento di S. Giobbe venne atterrato, e la sua area, unitamente alla vigna dei padri, ridotta ad Orto Botanico, incominciatosi a tracciare nel 1812. La chiesa, che rimase aperta come sussidiaria di S. Geremia, nel 1859 ebbe un restauro.

Il Ponte di S. Giobbe, che anticamente era di legno, fabbricossi in pietra nel 1503. Si ridusse poi nella forma attuale dall’architetto Tirali nel 1688, e nel 1794 ebbe un restauro, come da epigrafe riportata dal Cicogna (Inscrizioni veneziane, vol. VI).

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