S. Geremia

S. Geremia (Parrocchia, Salizzada, Campo, Traghetto). Si attribuisce dai più la fondazione della chiesa di S. Geremia a Mauro Tosello, o Marco Torcello, ed a Bartolammeo di lui figlio, nel secolo XI. Ebbe una rifabbrica per opera del doge Sebastiano Ziani nel 1174, come ben nota il Gallicciolli, e non, come vorrebbe il Corner, nel 1223, epoca in cui lo Ziani era già morto. Fu poi consecrata nel 1292, locché appare da una iscrizione tuttora superstite, incastrata in uno dei piloni verso la porta maggiore. Finalmente nel 1753 venne riedificata di pianta sul disegno del prete Carlo Corbellini e si ha memoria che nel giorno 27 aprile 1760 vi si celebrò la prima messa, quantunque non avesse ancora ottenuto compimento, il che avvenne soltanto nel nostro secolo, nel quale venne riconsecrata per mano del patriarca Giuseppe Monico. Prima dell’ultima rifabbrica, aveva una sola facciata sul Campo volta a ponente, verso il palazzo Flangini, con lungo portico laterale. Ma poscia n’ebbe due, l’una sul Campo, volta a settentrione, e l’altra sul Canale di Cannaregio, volta ad oriente. Quest’ultima venne ridotta a termine nel 1871 a merito e dispendio del barone Pasquale Revoltella.

La chiesa di S. Geremia fino dal 1174 figurava fra le parrocchiali. Nel 1810 se ne ampliò il circondario coll’aggiunta di quello di S. Lucia, e di porzione di quello di S. Leonardo, parrocchie allora soppresse.

In chiesa di S. Geremia predicò quel frate Bartolomeo Fonzio veneziano il quale, come eretico, venne la notte del 4 agosto 1562 annegato, con una pietra al collo, nelle acque dei nostri lidi.

Accanto alla chiesa havvi il fabbricato destinato alle riduzioni della confraternita della B. V. del Suffragio dei Morti, detto volgarmente di S. Veneranda. Essa fino dal 1615 radunavasi in chiesa di S. Geremia all’altare della B. V. del Popolo, e nel 1658 costrusse, a spese della famiglia Savorgnan, il presente edificio, che, incendiato durante l’assedio del 1849 per la caduta di una bomba, venne poscia ricostrutto.

Al Traghetto di S. Geremia scorgesi una statua di S. Giovanni Nepomuceno, lavorata nel 1742 dallo scultore Marchiori, a merito della N. D. Maria Labia, e di Antonio Granarol di lei cameriere. Ciò avvenne ai tempi del pievano G. Battista Spreafighi, come da epigrafe sottoposta.

Vuolsi che in parrocchia di S. Geremia avesse principio il Seminario Patriarcale, stanziato oggidì alla Salute. Egli è certo che nei registri della Chiesa, ove si parla d’alcuni parrocchiani defunti, leggesi: in Calle del Forno in faccia il seminario; vicino al seminario; per mezzo il seminario. Quando esso venisse fondato s’ignora; scorgesi soltanto nel libro di cassa della Scuola del Santissimo che dal 1584 al 1589 il Guardiano era solito di comperare alcune candele pei chierici del seminario di S. Geremia, che dovevano intervenire alla processione del Venerdì Santo. Dopo il 1589 non havvi altra annotazione di tal fatto. L’autore però delle Vite e memorie dei Santi spettanti alle Chiese della Diocesi di Venezia, dal quale ricavammo le surriferite notizie, è di parere che il seminario di S. Geremia non servisse che pei chierici ascritti a quella parrocchia.

Nella parrocchia di S. Geremia, presso Francesco Riccio, sensale di seta, nelle case della famiglia Frizier, al Forno, abitava Marzio Marzi dei Medici, vescovo di Marsico, ambasciatore dei Fiorentini presso la nostra Repubblica. Curioso è il suo testamento, 1 febbraio 1563 M. V., in atti Nicolò Cigrini, in cui egli confessa come, essendo a Trento, aveva preso in qualità di governante Giovanna figlia del suddetto Riccio, e tentato dalla carne, l’aveva resa gravida. Fa adunque delle disposizioni a favore della prole nascitura. Come s’apprende poi dal susseguente codicillo 29 agosto 1569, tal prole fu una femmina, che chiamossi Mammea, alla quale in quell’epoca era già tenuta dietro un’altra figlia appellata Ersilia, nata dalla stessa Giovanna. Il vescovo Marzi consecrò nel 1573 la nostra chiesa dei SS. Rocco e Margarita, e morì nel 1574, venendo sepolto alla Madonna dell’Orto.

In parrocchia di S. Geremia morì nel 1570 Daniel Barbaro eletto patriarca d’Aquileja.

Nella medesima parrocchia venne a morte il poeta Ercole Bentivoglio. Si legge nei Necrologi Sanitari, sotto il 6 novembre 1573: Il sig. conte Erchole Bentivoglio di anni 66 da un cattaro za m.si 3, visità dal Ec.te Secchi. S. Jeremia. Egli, per cura d’Elisabetta Bentivoglio, fu sepolto a S. Stefano con monumento, che oggi più non si vede, presso l’altare della Croce Grande, e poi della Cintura.

Alla voce Campo notammo le cacce dei tori, che davansi, come in altri molti, anche nel Campo di S. Geremia. Qui però non possiamo dispensarci dal favellare della caccia stupenda, che ebbe luogo nella seconda metà del secolo trascorso in questo Campo, con intervento di persone di alto affare, e dell’ambasciatore spagnuolo, caccia la quale probabilmente è quella incisa dal Lovisa. Dopo che essa ebbe termine, il N. U. Girolamo Savorgnan, giovane nerboruto e d’alta statura, tagliò d’un colpo a due mani la testa a due tori d’Ungheria nel punto medesimo, senza aver fatto loro segare le corna. Grandi meraviglie ne fecero i beccai, non già perché quel gentiluomo uccidesse due teste ad un colpo, il che si era fatto da qualche altro, ma perché nessuno prima di lui si pose al cimento senza aver fatto segare le corna degli animali. Vedi la Cicalata sulle Cacce di Tori Veneziane composta da Michele Battagia, Venezia 1844.

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