Savorgnan

Savorgnan (Fondamenta) a S. Geremia. Lungo questa fondamenta si può ammirare il palazzo Savorgnan, eretto sopra disegno del Sardi, e ricco d’un giardino, che nel 1752 venne ampliato e decorato di statue, vasi d’agrumi ecc., laonde Nicandro Jasseo ebbe a cantare:

............................................................ At hospes
Coetera miratus vastos subsistit ad hortos,
Savornique domum. Viridaria pulchra patebant
Pomiferis distincta viis: ibi citrea ramos
Mala gravant, ibi ramorum pulcherrimus ordo
Multiplici ex nexu testudine contigit aulas:
In vinclis ibi cantat avis canaria, cantu
Et libertati solatia quaerit ademptae.
Sed magis antiquo spectare numismate vultus
Insculptos placuit referentes fronte coronas
Caesareas, circum signata aut nomina regum.
Tot veterum monumenta sibi collegit ad usum
Historiae antiquae Savornius, ipse Latina
Historia simul, et Graeca doctissimus idem.

Il palazzo Savorgnan venne colto nel 1752 da una saetta; nel 1765 ebbe aggiunti i laterali, e nel 1788 patì un grave incendio. Esso passò nel 1826 in proprietà del barone Francesco Galvagna, il quale nel giardino raccolse alcune lapidi romane, due delle quali vennero riportate dal Cicogna nel volume VI delle sue Inscrizioni. Ora è in altre mani.

Alcuni fanno discendere i Savorgnan da sangue longobardo; altri dalla gente Severa di Roma, e precisamente da quel Severiano, Aquilejese, che fondò il castello Severiano, detto poscia corrottamente Savorgnan. Questa famiglia, donde uscì Alberto Savorgnan, visdomino e signore del Fiuli, poi nel 1219 vescovo di Ceneda, e finalmente nel 1257 patriarca di Aquileia, venne ammessa al patriziato nel 1385 nella persona del cav. Federico, che molto si prestò perché la città d’Udine, e tutto il Friuli, cadessero sotto la Veneta Signoria. Egli, mentre era in chiesa assistendo alla messa, venne fatto uccidere da Giovanni patriarca d’Aquileja nel 1387, ma poco dopo fu vendicato dal figlio Tristano, che ammazzò il patriarca. Gloria dei Savorgnani sono parecchi valorosi condottieri d’arme, fra cui quel Girolamo il quale, all’epoca della lega di Cambrai, disperse gran numero di nemici, e col suo castello di Osoppo fece resistenza per quarantacinque giorni a tutto l’esercito di Massimiliano imperatore.

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