Turlona

Turlona (Calle, Ponte) a S. Girolamo. Sappiamo che nel secolo XVI la cittadinesca famiglia Turloni abitava a S. Polo, e precisamente nella calle oggidì chiamata Pezzana, (vedi sotto questo nome), ma che possedeva una ruga di ventiquattro case in parrocchia dei SS. Ermagora e Fortunato, presso S. Girolamo. Di tali case parla il Sanudo nei suoi Diarii, sotto la data del 1° ottobre 1503, colle seguenti parole: Dapoi disnar fo gran consejo, et veneno do fioi dil sig. Zuan Francesco di Gonzaga, zermani dil marchese di Mantoa, zoveni ben disposti e formosi, nominati l’uno Lodovico, l’altro Federico; venuti per avanti qui. Voleano conduta; alozono a cha’ Turlon a S. Hieronimo.

La famiglia Turloni venne dal territorio Bergamasco, ed esercitava l’arte della lana con cui acquistossi molte ricchezze. Giacomo Turloni donò in occasione della guerra di Chioggia buona parte delle sue facoltà alla Repubblica, il che lo fece ballottare, benché senza effetto, pel Maggior Consiglio. Un altro Giacomo Turloni venne eletto vescovo di Traù. Un Gaspare fu grandemente accetto a varii principi, ma principalmente a Stefano Batory principe di Transilvania, e poi re di Polonia, al cui fianco combattè valorosamente contro i Turchi, soccorrendo una fiata il principe stesso caduto da cavallo, e prossimo ad essere oppresso dai nemici. Ricolmo perciò d’onori e ricchezze, ritornò a Venezia, ove soleva camminare per la città burbanzoso con codazzo di bravi e soldati, commettendo anche qualche violenza. Avendo perciò incontrato l’inimicizia di molti patrizi, fra i quali di Leonardo Moro, venne imprigionato, ma poscia, fuggito di prigione, esiliato nel 1599 colla perdita di tutte le sue facoltà. Egli morì in Fiandra col titolo di Capo Fanteria, ed in lui si estinse la famiglia Turloni. Nel 1599 Paolo Antonio Labia comperò dal fisco le case che Gaspare possedeva a San Girolamo, e le ristaurò nel 1603, come si deduce da una lapide tuttora visibile sul prospetto. Nella sala di una di queste case si rappresentarono nel 1746 opere in musica, facendosi agire sopra la scena figure di legno, e cantare gli artisti dietro le quinte, accompagnati da numerosa orchestra. Il Groppo, nel suo Catalogo di Drammi per Musica recitati nei Teatri di Venezia, rende testimonianza che in tal genere non si potea vedere cosa più nobile e grandiosa, che costò essa ai Labia una gran somma, e che tutto sorpassava la credenza di chi non n’era stato testimonio oculare. Lo spettacolo, che si dava gratuitamente, fu anche onorato dall’intervento delle duchesse di Modena, le quali, a cagione della guerra, dimoravano allora in questa dominante.

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